Quando ero piccola trascorrevo le mie vacanze estive nella casa di famiglia al mare, in Calabria.

Di solito partivamo quando la scuola chiudeva, facendo poi rientro a Roma dopo due mesi circa.

C’ era sempre un grande eccitamento intorno ai preparativi delle valigie.

Io, nella mia, ci infilavo di tutto: il guardaroba estivo dall’ armadio veniva completamente riversato in una grande e grossa valigia.

Sembrava quasi che stessi per trasferirmi ogni volta.

Ricordo i compiti di scuola assegnati per le vacanze, infatti, non credo che io abbia mai trascorso una vacanza al mare senza un libro di grammatica o di matematica.

Ogni volta che tornavo nella casa al mare c’ erano poi i soliti fumetti di Topolino ad aspettarmi che rileggevo ogni anno con piacere (sempre gli stessi).

FUMETTI: AUGURI TOPOLINO, IL TOPO PIU' AMATO COMPIE 80 ANNI / SPECIALE

La copertina del primo numero del fumetto ‘ Topolino ‘ versione libretto del 1949.

E poi ancora, Remi, Ventimila leghe sotto i mari, ed altri libri di cui non ricordo ora il nome.

Ad aspettarmi c’ erano poi anche loro: i fantastici fumetti di Dylan Dog di mio fratello Lele.

Io, la più piccola della famiglia, dormivo sul divano letto nella piccola sala da pranzo.

A svegliarmi erano sempre le prime luci del mattino, il caldo soffocante e il rumore che faceva mia madre quando preparava il caffè.

Iniziava poi a riempire la borsa del mare: pere, pesche, prugne, puntualmente presenti all’appello.

Prima di recarci al mare facevamo sosta al forno per acquistare della pizza e del pane caldi.

Ricordo l’ odore dell’ origano sulla pizza calda.

Quello era lo spuntino che più amavo fare al mattino.

Dopo il mare, a volte, rientravamo a casa per il pranzo.

La cosa che più mi piaceva del rientro era sentire il rumore dei piatti e delle posate provenienti dalle case vicine.

Sapevo così che l’ ora del pranzo arrivava per tutti.

Provavo piacere a camminare a piedi nudi, poichè il pavimento di casa rimaneva sempre caldo ed accogliente.

Il pomeriggio arrivava lentamente, dopo un breve e ristorativo riposino.

Se non tornavo al mare, raggiungevo i vicini, miei coetanei, e mi univo a loro per giocare a carte e altri giochi di gruppo.

Poi la sera giungeva.

L’odore del pesce grigliato, proveniente dalle case dei vicini, risvegliava il mio appetito e mi ricordava che era giunta l’ora di rientrare a casa.

Il fischio di mia madre puntualmente era li ad attendermi.

Il gatto, anche lui, in ritardo come ogni sera d’ estate.

La porta spalancata, ”Per far passare un pò di aria” come diceva lei, la tavola pronta, la televisione  ad alto volume, erano dettagli che non mancavano mai.

A volte, prima di andare a dormire, controllavo se il costume da bagno per il giorno dopo si fosse asciugato.

Mia madre fumava le ultime sigarette della giornata mentre si intratteneva in qualche chiacchiera con la vicina.

Io intanto leggevo e aspettavo che le luci si spegnessero per sedermi di nuovo sul balcone, ascoltare il silenzio e contemplare il cielo stellato, e magari riuscire a scorgere una stella pronta a cadere per me e lasciarmi esprimere un desiderio.

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Ricordi di una bambina: le cose che mi facevano sentire in vacanza

 

 

 

 

 

 

 

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