Gli zingari irlandesi fanno parte di quella minoranza etnica nomade che viene indicata con diversi nomi: Travellers (viaggiatori) Tinkers (stagnini), MinceirGipsies, Pavee.

 

In irlandese sono conosciuti come an Lucht Siúil, ovvero il ”popolo che cammina”.

-Ma chi sono i Travellers e quali sono le loro origini?

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Le origini di questo gruppo nomade non sono del tutto chiare.

Diverse sono le ipotesi che accompagnano la storia dei Travellers.

Ipotesi difficili da confermare poichè questo popolo ha una tradizione orale e molti dei racconti tramandati sono probabilmente solo il frutto di leggende e favole.

Tra le ipotesi più diffuse si dice che i Travellers discendano dall’unico artigiano che aveva accettato di fondere i chiodi per costruire la croce di Cristo e per questo condannato a vagare senza trovare stabile dimora.

Non c’è inoltre certezza di quanto sia antica questa popolazione.

La lingua parlata dai Travellers è lo Shelta, parlata nelle due forme dialettali: il Gammen e il Cant, una lingua creola derivata dall’inglese e dal celtico.

Le prime testimonianze di questa lingua risalgono al XVIII secolo.

Preferiscono vivere nei Cravan e mantenersi svolgendo varie attività legate al commercio. Molti di loro sono allevatori di cani di razza come i levrieri o i lurcher e hanno una lunga reputazione nell’allevamento dei cavalli.

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Negli anni ‘70 il governo irlandese ha varato un piano di assistenza sociale con lo scopo di integrare i nomadi nelle comunità stanziali.

Molti Travellers sono stati così spinti a vivere in case con la conseguente perdita della mobilità necessaria per continuare a gestire i loro commerci.

Purtroppo, in molti casi, gli aiuti statali hanno liberato gli uomini dall’obbligo di lavorare e questo ha condotto molti di loro a trascorrere le giornate a bere.

Tuttavia, rimane per i Travellers quasi impossibile integrarsi nella società in cui vivono a causa delle discriminazioni e del loro stile di vita molto diverso.

National Geographic mostra il reportage fotografico di Birte Kaufmann che ha portato avanti per quattro anni un progetto su questo gruppo nomade.

Qui trovate una piccola parte di questo reportage.

 

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